preghiere infantiliMi sono reso conto, di recente, di quanto siano importanti le preghiere infantili. Mi spiego meglio. Di solito, io provo a fermarmi un attimo prima di pregare. Provo a pensare a quello che sto facendo.

A cosa significhi parlare con Dio. La notte scorsa, mentre mi inginocchiavo, mi sono preso un momento prima di iniziare, facendo alcuni respiri lenti.

Poi ho iniziato a pregare e la prima cosa che mi è venuta in mente era una preoccupazione banale per il mio lavoro. In un lampo, mi sono visto dall’esterno e l’assurdità di ciò che stavo facendo mi ha travolto: “Mi inginocchio, comunico con il divino e voglio parlare della mia carriera!”.

Ho iniziato a ridere di me stesso.

“Allora” ho pensato “tu ti inginocchi davanti al creatore di mondi e stelle e galassie e… vuoi parlare del tuo lavoro giornaliero?”. Mi è sembrato strano, ma c’era anche dell’amarezza e un retrogusto di vergogna.

Prima di quella sera, prima di pregare, avevo letto per mio figlio. Avevamo appena iniziato Ender’s Game, e nel capitolo 1 si parla del “monitor”.

È un piccolo impianto futuristico che viene usato per tracciare ogni percezione e sentimento dei bambini che sono candidati alla Scuola della Guerra.

Orson Scott Card è un grande scrittore di fantascienza e ciò significa che ha dovuto imparare a padroneggiare l’arte dell’esposizione.

Sa dare al lettore abbastanza informazioni per renderlo curioso, ma anche per capire cosa stia succedendo. E così non spiega mai nulla. Non dice “Ecco cos’è il monitor!”, ma bisogna capirlo dagli spunti e dal contesto.

E questo è qualcosa in cui gli adulti sono bravi. Abbiamo molta pratica. Ma i bambini di dieci anni? Non ne hanno così tanta.

E così mio figlio – infinitamente curioso di sapere come funziona il mondo – continuava a interrompermi per chiedere che cosa fosse il monitor. Ed io continuavo a rispondergli: “Fai solo attenzione” oppure “Non dovresti sapere ancora di cosa si tratti” o anche “L’autore sa che non lo sai.

E questo fa parte della storia.

Lo spiegherà, ma non te ne renderai conto se non presti attenzione, quindi andiamo con calma!”. La prima volta che mi ha interrotto ero paziente, ma alla terza o quarta volta quella pazienza era finita.

E lui si è buttato sotto le coperte e si è nascosto, mentre io continuavo a leggere.

In tutto quel periodo ho pensato a quanto, nel corso degli anni, io mi sia sentito frustrato con i miei figli e a tutte le volte in cui, poi, mi sono pentito del fatto che quello che mi frustrava altro non era che un comportamento che definisce l’infanzia.

Può essere incredibilmente frustrante dover dire un centinaio di volte al tuo bambino di mettersi le scarpe e, poi, salire in macchina mentre la sua attenzione continua a passare da una cosa all’altra, come un cucciolo iperattivo, e sale in macchina soltanto in calzini.

Ma essere attenti è l’arte di sopprimere lo stimolo. È la sudata pratica di non vedere, non ascoltare e non pensare. Non potete volere che vostro figlio sia più bravo a prestare attenzione, senza volere che smetta di sentire la meravigliosa novità del suo mondo.

Prestare attenzione va bene per gli adulti, ma lo volete davvero per il vostro bambino? In questo momento?

I bambini si distraggono facilmente perché il mondo è ancora così nuovo per loro. Si distraggono perché stanno imparando. La distrazione è il nocciolo della meraviglia.

I genitori ordinari a volte sono cattivi, a volte sono buoni. Quando siamo cattivi genitori, potremmo essere frustrati dalle stesse cose che abbiamo a cuore quando siamo buoni genitori. Come i bambini distratti: fastidiosi e meravigliosi.

Mio figlio non conosceva le regole dell’esposizione della fantascienza. Come cattivo padre, ero frustrato dal fatto che non l’avesse capito. Come buon padre, ero onorato di essere presente, mentre lo imparava per la prima volta.

Ero davvero onorato. Ho scoperto che quello che mi faceva desiderare di strapparmi i capelli era la stessa cosa che apprezzavo nel mio cuore.

Ed ecco quello che ho pensato: il Padre celeste è un buon padre. Sempre.

Le preghiere infantili

E così, mentre ero lì inginocchiato, a ridere di me stesso e della mia preghiera infantile, con le mie preoccupazioni infantili, ho avuto un secondo pensiero. “Bene, di cosa ho intenzione di parlare? C’è qualcosa per la quale pregare che abbia davvero un intrinseco significato cosmico?”

Spoiler: no, non ce l’ho.

Nella mia vita non c’è nulla che possa eguagliare la maestosa rotazione della Via Lattea o le complesse sottigliezze delle leggi fisiche delicatamente intrecciate che definiscono il tessuto dello spazio e del tempo nel loro significato solenne e incontestabile. Sono solo un ragazzo insignificante, uno tra innumerevoli altri.

Per uno standard oggettivo, sono insignificante. Quindi, fintanto che ogni aspetto della mia vita sembra insignificante, perché mi preoccupo per quale aspetto insignificante di essa scelgo di rivolgermi a Dio?

E poi oggi ho letto quanto segue, scritto dall’anziano Marion G. Romney nel libro “I principi di base della Chiesa, del benessere”:

“Il Signore è interessato a tutto ciò che facciamo nella nostra vita: alle nostre famiglie, al nostro lavoro e al nostro sviluppo personale”.

C’è una buona domanda che uno scettico può chiedere ad un credente: perché un creatore onnipotente dovrebbe prendersi cura di te in particolare?

Perché l’Architetto dell’universo dovrebbe prestare attenzione individuale a questa o quella creatura mortale che inciampa ciecamente sulla superficie di un piccolo mondo? È un bell’argomento di cui parlare.

Beh, perché ti dovrebbe importare quando un bambino viene da te con un telefono giocattolo? Quale buona ragione ti fa prendere il telefono e ti fa fingere di avere una conversazione?

Assolutamente nessuna. E lo facciamo tutti, ognuno di noi, anche se non sappiamo di chi sia quel bambino.

L’argomento dall’essere insignificanti è una spada che taglia da entrambi i lati. Se inizi a pensare di essere insignificante, allora ti chiedi perché mai a Dio dovrebbe importare di te.

Ma se hai una convinzione nella tua anima – o anche solo un debole sussurro di speranza – che Dio si preoccupi davvero di te, allora tutto si trasforma in qualcosa.

La totale e completa mancanza di equilibrio tra Dio e te è ancora lì, ma non è più un gioco. Ora è un mistero profondo quanto l’amore di un genitore per il proprio bambino ignaro, innocente ed in crescita.

Il Padre celeste è un buon padre. Sempre. Non è mai impaziente con la nostra immaturità o la nostra costante distrazione per le cose banali.

Il Padre celeste è abbastanza saggio da non perdere mai un momento della nostra età e fa sempre tesoro del Suo ruolo nell’aiutarci ad imparare ed a crescere.

Non mi vergogno più.

Sono un figlio di Dio.

Questo articolo è stato scritto da Nathaniel Givens ed è pubblicato sul sito ldsmag.com. Questo articolo è stato tradotto da Cinzia Galasso.

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Cinzia Galasso

Cinzia è un'impiegata ed una traduttrice. Ha una laurea in Scienze dell'Educazione e ha anche insegnato, per un paio di anni, a bambini della scuola materna, un lavoro che ha amato molto. E' stata un'insegnante nelle classi della Società di Soccorso, delle Giovani Donne e dell'Istituto. Ha molti interessi: patchwork, quilling, oli essenziali. Le piace prendersi cura di sè con soluzioni naturali. E' vegana e ama gli animali e la natura ed è fermamente convinta che le creazioni di Dio siano sacre. E' una volontaria dell'ENPA, un'associazione italiana, per la protezione degli animali ed è anche un membro di Greenpeace e del WWF. Ama passare il tempo con la sua famiglia e i suoi amici. Ama il vangelo di Gesù Cristo e sa che le famiglie sono eterne.
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