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Satana spinge Eva a mangiare del frutto proibito, dicendole che ella non morirà. Si tratta di una menzogna? Sì, perché ella diventerà mortale e morirà, alla fine. Ma ciò non significa che morirà subito, che è forse quello che ella già sapeva. “E il serpente disse alla donna:

Voi non morirete affatto! Dio sa che nel giorno che ne mangerete, vi si apriranno gli occhi, e sarete come Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:4-5). Robert Alter commenta la sintassi grammaticale di questo versetto, dicendo: “la forma dell’ebraico è… infinito assoluto, l’infinito seguito dalla forma coniugata dello stesso verbo…

E’ il modello usato regolarmente nella Bibbia, per l’emissione delle condanne a morte. ‘Destinato a morire’ è un equivalente appropriato’.

Satana spinge Eva a mangiare del frutto proibito dicendole che ella non morirà. Si tratta di una menzogna?

L’”Armeno Apocrifo” aggiunge un elemento interessante, a questo verso. Nel versetto 4 si legge: “Il serpente ha parlato con Eva: ‘Non è così! Dio era un uomo, come te.

Quando ha mangiato il frutto proibito del suo albero, divenne il Dio di tutti. A causa di questo, Dio ti ha detto di non mangiarne, per non diventare uguale a Dio'” (Michael E. Stone, redattore e traduttore dell”Armeno Apocrifo” relativamente ad Adamo ed Eva, New York: E. J. Brill, 1996, pag. 25.

Un ulteriore riferimento all’uomo che raggiunge la divinità, può essere trovato nel Testamento di Adamo 3:2, nel Vecchio Testamento Pseudopigrafo, Volume 1, a cura di James H. Charlesworth, New York: Doubleday, 1983, pag. 994.

Dio parla ad Adamo, dopo che egli ha mangiato il frutto proibito, e gli dice: “Adamo, Adamo non temere. Volevi essere un dio. Ti renderò un dio, non adesso, ma dopo un periodo di molti anni”).

Nella visione di Eva, la sua capacità divina era già manifesta

Il serpente insinua che Dio sta tenendo qualcosa di buono lontano da Eva, perché non vuole condividere la sua gloria come dio. Eva ha certamente molto da pensare. Ha fiducia in Dio, implicitamente, ma queste nuove informazioni la inducono a riflettere sulla pianta e sui suoi effetti.

Ad un certo punto ella “vide che l’albero era buono da mangiare e che era piacevole agli occhi ed era un albero desiderabile per acquistare saggezza” (Genesi 3:6). Douglas Clark fa un’osservazione degna di nota, su questa realizzazione.

“Quando Eva vide che era buono, anche prima che ne avesse mangiato il frutto proibito e i suoi occhi venissero aperti, questa è una notevole eco di ciò che Dio stesso aveva, più volte, fatto, durante la creazione, quando esaminando il suo lavoro ‘vide che era cosa buona’.

Nel “vedere” di Eva, la sua capacità divina era già manifesta” (E. Douglas Clark, Echi dall’Eden: lezioni eterne dai nostri progenitori, American Fork, Utah, Covenant Communications, Inc., 2010, 53).

Il serpente parlò ad Eva, ma usava i pronomi plurali per discutere del loro essere “come Dio”. In una traduzione in inglese, questo non è evidente. Egli dice: “Ye (plurale, uomo e donna) sarete come Dio”.

Mi chiedo cosa pensasse sarebbe accaduto. Forse rifletteva sul comandamento di “moltiplicarsi e riempire la terra”. Clark chiede: “Vi ricordate che il primo comandamento di moltiplicarsi e riempire la terra, era stato dato a tutti e due, ma il secondo era stato dato solo direttamente ad Adamo? Vedete come questi due comandamenti sono legati?

Cominciate a scorgere il motivo per cui il grande dono della posterità non era stato, finora, realizzato nel giardino? Potete dedurre che, finché fossero rimasti lì, non avrebbero mai potuto rispettare il primo grande comandamento?”

La studiosa ebrea Shira Halevi riporta che, secondo la tradizione, i bambini non sono stati concepiti fino a dopo che Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito dell’albero della conoscenza del bene e del male e che l’avere bambini era una delle conseguenze della caduta. 2 Baruc 56:6, nel Vecchio Testamento Pseudopigrafo, Volume 1, a cura di James H. Charlesworth, New York, Doubleday, 1983, pag. 641).

Suggerisce che questo albero avrebbe potuto essere chiamato l’albero della mortalità, ma che forse Dio voleva sottolineare il tipo di conoscenze acquisite attraverso la mortalità.

Ella scrive: “Ricordate, il giardino è anche senza tempo. Senza la progressione del tempo, non possono verificarsi né morte, né nascita.

La vecchiaia e lo sviluppo del feto, così come la crescita e la maturità di un bambino verso l’età adulta, sono tutti dipendenti dal movimento in avanti del tempo, di giorni e mesi e anni”.

Si potrebbe anche sostenere che gli opposti non esistevano, nel giardino. “Perciò nascita e morte, quegli opposti estremi della mortalità, non potevano esistere.”

Clark sostiene che Eva “sapeva che Adamo era stato messo in una situazione in cui non poteva, senza l’aiuto di Eva, realizzare il suo potenziale, perchè il comandamento di non mangiare il frutto proibito era stato dato solo a lui.

E’ stato fino a che ella non fece quel passo, che Adamo non potè prenderne. Solo se ne avesse mangiato ella, per prima, avrebbe dovuto mangiarne anche lui, al fine di obbedire al primo grande comandamento di moltiplicarsi.

Mangiandone, il marito sarebbe potuto diventare quello per il quale era stato creato: essere il padre della razza umana. Eva doveva mangiarne per il suo bene e per lei, per il bene del loro matrimonio e dell’umanità”.

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E così, Eva “prese del suo frutto e ne mangiò, e ne diede anche a suo marito che era con lei; ed egli ne mangiò”(Genesi 3:6). A volte ci dimentichiamo comodamente della presenza di Adamo, durante la conversazione di Eva con il serpente, anche se il testo afferma chiaramente che era “con lei”.

Non appena Eva mangia la frutta, lei e Adamo “vengono drasticamente separati”, osserva Hugh Nibley, “perché erano diventati di diversa natura” (Hugh Nibley, Antico Testamento e studi collegati, Salt Lake City, Utah, Deseret Book Company, 1986, pag. 88).

Eva interviene nel suo ruolo di Ezer, un soccorritore della razza del genere umano. Compie il primo passo necessario per portare l’umanità nella mortalità. Ora ha bisogno di portare Adamo insieme a lei.

Nibley descrive come questo si realizza: “In primo luogo, chiese ad Adamo se aveva intenzione di mantenere tutti i comandamenti di Dio. Naturalmente! Tutti? Naturalmente! E che cosa, di grazia, diceva il primo e il più importante di questi comandamenti? Non era forse moltiplicarsi e riempire la terra, il comandamento universale dato a tutte le creature di Dio?

E come potevano mantenere quel comandamento se erano separati? Aveva priorità innegabile il comandamento di non mangiare il frutto proibito.

Così Adamo non poteva che ammettere di essere nel giusto e andare avanti… ma era lei che gli permise di vedere. Questo è molto più di un modo intelligente, per riuscire a vincere il suo punto di vista.

E’ la dichiarazione chiara che l’uomo e la donna sono stati messi sulla terra per stare insieme e avere una famiglia, cioè il loro primo obbligo, e deve sostituire tutto il resto”.

Halevi offre una traduzione alternativa di Genesi 3:6, derivata dal cambiare le vocali inserite nel testo ebraico dai masoreti. In precedenza, il testo ebraico non aveva vocali ed era aperto ad una varietà di interpretazioni. Il testo recita:

“Vantaggioso per gli occhi (Ayin), la comprensione desiderabile (lehakasil) per ottenere la saggezza”.

Le stesse frasi possono essere tradotte in modo diverso e produrre quanto segue:

“Vantaggioso per le primavere (aiyeen, che è una metafora per i bambini), desiderabile sopra (leshashakol) la sterilità”.

Questo tipo di parallelo non sarebbe possibile con altre parole usate per sterile, perché non condividono le lettere della radice di saggezza. Allo stesso modo, ci sono metafore più comuni per i bambini, ma aiyeen/primavere condivide lettere della radice con la parola valida per occhi, che a sua volta significa “sapienza”

Halevi rileva inoltre che questa lettura si inserisce nel modello di sterilità fra le matriarche delle Scritture

Se le storie di vita di Eva e Adamo, Sara e Abramo, Rebecca e Isacco e Rachele e Giacobbe vengono studiate, i molti elementi comuni diventano evidenti. “L’erede del diritto di nascita sposa una donna di alto livello, in termini di legami di parentela e di status sociale.

La coppia gode delle condizioni ideali di vita: la ricchezza, le condizioni di vita e dei corpi avvenenti. Dio promette o, nel caso di Adamo ed Eva, comanda, numerosa posterità.

La donna è afflitta da sterilità. Nel caso di Sarah, oltre settanta anni, Rebecca ha subìto diciassette anni di sterilità, mentre Rachele ha sopportato sette anni”.

Ella va a sottolineare un altro elemento, in questo modello, che è importante, per interpretare l’incontro di Eva, con il serpente. “Quando si è trattato di mettere al mondo e crescere i figli, le matriarche hanno avuto ruoli decisamente aggressivi, mentre i loro mariti si sono ritirati in secondo piano, come partecipanti passivi”.

Per esempio, Sarah insiste che Abramo prenda una concubina, in modo che ella possa ottenere i bambini per adozione. Rebekah determina il passaggio del diritto di nascita attraverso la “manipolazione e né Giacobbe, né Isacco hanno protestato con forza o con un atto di volontà”.

Rachele e Lea si contendono le attenzioni sessuali di Giacobbe, così come per le erbe della fertilità. Allo stesso modo, Eva prende l’iniziativa di “trasformare le promesse del patto, in realtà”.

Il motivo di Eva è lo stessa di Rachele: “Datemi un bambino! Datemi un bambino o morirò!”

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Questa studiosa ebrea potrebbe essere sorpresa nell’apprendere che le ha fatto eco il messaggio della Presidentessa della Società di Soccorso, Julie Beck.

Entrambe descrivono queste donne come leonesse che proteggono la loro prole e l’alleanza. Halevi osserva che, proprio come Adamo scopre che il paradiso senza la donna “non era buono” e solitario, così Eva scopre che il paradiso senza figli è incompleto e insoddisfacente. Il motivo di Eva è lo stesso di Rachele:

“Datemi un bambino! Datemi un bambino o morirò!” (Genesi 30:1). Ella sperimenta una naturale e universale emozione femminile, del volere un bambino. La sterilità trasmette solo uno stato fisico di infertilità.

La “shakot”, d’altra parte, è una specie unica e femminile di dolore, derivante dall’angoscia di una donna in lutto per i suoi figli”.

Perché il serpente tenta Eva invece di Adamo? Non ha, l’uomo, la gestione su tutta la terra? Halevi nuovamente concorda inconsapevolmente con la dottoressa Hudson, quando propone che è perché Adamo non ha il diritto di fare questa scelta.

Adamo chiama sua moglie “Eva”, che è un derivato della parola “vita”. Ella è la “madre di tutti i viventi” (Genesi 3:20). Ella è quella che dovrebbe sopportare il dolore e la maggior parte della responsabilità riguardanti i figli.

Eva dovrebbe “sopportare le conseguenze più dolorose e forse fatali della mortalità… Adamo non aveva né il diritto di trattenere il mezzo con cui Eva potesse concepire la vita, perchè tale azione sarebbe stata crudele nei riguardi dei desideri naturali di lei, o di costringerla a sopportare i bambini, perchè tale azione sarebbe stata ingiusta, poiché avrebbe portato il dolore fisico ed emotivo del dover allevare i bambini senza il suo consenso”.

Questo è il motivo per cui ad Adamo viene comandato di non mangiare il frutto proibito. Non è sua, la decisione di farlo. Halevi afferma “Egli [Dio] non ha comandato alla donna di non mangiare il frutto, perché era suo diritto mangiarne o astenersi.

Adamo rimase in silenzio perché era Eva che aveva più da perdere, dal mangiare il frutto che l’avrebbe resa mortale”.

Comprendere Eva: la madre di tutti i viventi 

Comprendere Eva:l’amministrazione di Adamo 

Questo articolo è stato scritto da Diana Webb e pubblicato su ldsmag.com. Questo articolo è stato tradotto da Cinzia Galasso.

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Cinzia Galasso

Cinzia è un'impiegata ed una traduttrice. Ha una laurea in Scienze dell'Educazione e ha anche insegnato, per un paio di anni, a bambini della scuola materna, un lavoro che ha amato molto. E' stata un'insegnante nelle classi della Società di Soccorso, delle Giovani Donne e dell'Istituto. Ha molti interessi: patchwork, quilling, oli essenziali. Le piace prendersi cura di sè con soluzioni naturali. E' vegana e ama gli animali e la natura ed è fermamente convinta che le creazioni di Dio siano sacre. E' una volontaria dell'ENPA, un'associazione italiana, per la protezione degli animali ed è anche un membro di Greenpeace e del WWF. Ama passare il tempo con la sua famiglia e i suoi amici. Ama il vangelo di Gesù Cristo e sa che le famiglie sono eterne.

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