sangue espiatorio di GesùCristo ha pagato un prezzo enorme e grandissimo per noi col Suo sangue espiatorio! E noi applicheremo la Sua Espiazione per pagare il prezzo di gran lunga inferiore per realizzare il nostro progresso personale?

Qualunque siano le implicazioni di questa domanda, ciò che occorre è la sottomissione anche quando non esiste una spiegazione divina immediata.

E perciò dobbiamo andare avanti qualunque sia l’ampiezza dell’orizzonte più prossimo, rallegrandoci di quello che ci attende all’orizzonte più vasto.

Nel portare a termine l’espiazione e il sangue espiatorio, alcune cose erano estremamente tipiche di Gesù. Ed esse non possono essere replicate da noi, i beneficiari della gloriosa espiazione e del dono della resurrezione universale, ma anche della sua offerta di vita eterna (vedere Mosè 6:57-62).

Ovviamente, a differenza del nostro prezioso Salvatore del Suo sangue espiatorio, non possiamo espiare i peccati dell’umanità! Inoltre non possiamo sopportare tutte le malattie, le infermità e i dolori dell’umanità (vedere Alma 7:11-12).

Tuttavia nel nostro piccolo, proprio come Gesù ci ha invitato a fare, possiamo cercare di diventare «come Egli è» (3 Nefi 27:27).

Il processo di pentimento

Questo processo di pentimento avviene quando prendiamo veramente il Suo giogo e ci qualifichiamo per il più grande dono di Dio: la vita eterna (vedere Matteo 11:29, DeA 6:13, DeA 14:7). È su quest’ultima dimensione dell’Espiazione – che apprezzo molto di più adesso – che mi concentrerò nel mio discorso.

La mortalità ci presenta numerose opportunità per diventare più “cristiani”: innanzitutto affrontando con successo le sfide della vita che sono “comuni all’uomo” (vedere 1Corinzi 10,13), poi facendo fronte alle prove create su misura per ognuno di noi come la malattia, la solitudine, la persecuzione, il tradimento, l’ironia, la povertà, le bugie, l’amore non corrisposto, eccetera.

Se le sopportiamo, “tutte queste cose” possono servire per il nostro bene e possono “ampliare grandemente l’anima”, dandoci una capacità maggiore di provare gioia (DeA 122:7, DeA 121:42).

La sofferenza supportata dall’umiltà spesso scava dentro di noi creando lo spazio necessario! La mia ammirazione va ai miei superiori spirituali che sono un esempio per tutti noi.

Nel mondo a venire, a queste persone così fedeli il nostro generoso Padre darà “tutto ciò che ha” (DeA 84:38). Fratelli e sorelle, non c’è nulla di più grande di questo!

I seguenti esempi relativi all’Espiazione e dal sangue espiatorio non sono esclusivi di Gesù e nelle Sue parole istruttive troviamo una guida preziosa.

Mentre cominciava a sentire il terribile peso dell’Espiazione che si avvicinava, Gesù disse: “Per questo sono venuto nel mondo” (Giovanni 18:37). Anche noi, fratelli e sorelle, siamo venuti “nel mondo” per passare attraverso le nostre particolari esperienze della vita mortale.

Il proposito della vita sulla terra

Anche se esse non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle del nostro maestro, sottoporci a questa esperienza mortale è il motivo della nostra presenza qui! Perseguire questa “causa” porta un significato alla nostra vita mortale e veniamo aiutati se guardiamo con fede la prospettiva del piano di salvezza.

Arrivati a quel punto, anche se la ricerca del significato della nostra presenza qui sarà terminata, ci attenderanno comunque ulteriori e scintillanti scoperte.

Purtroppo, come membri della Chiesa, a volte ci comportiamo come turisti affrettati che difficilmente vanno oltre la porta d’ingresso.

E mentre affrontiamo le nostre prove e le tribolazioni più piccole, anche noi imploriamo il Padre, proprio come ha fatto Gesù, per avere la forza di non ritrarci (DeA 19:18).

Non ritrarsi è molto più importante che sopravvivere! Inoltre bere dal calice amaro, senza farci cogliere dall’amarezza è comunque parte dell’emulazione di Gesù.

Anche noi possiamo provare momenti di solitudine. Questi momenti non sono nulla rispetto a quello che Gesù ha sperimentato.

Tuttavia, poiché le nostre preghiere possono occasionalmente contenere alcuni “perchè”, possiamo anche noi sperimentare il silenzio da parte di Dio (vedere Matteo 27:46).

Alcuni “perchè” non sono affatto domande, ma espressioni di risentimento. Altri “perchè” implicano che la prova dovrebbe mettersi a posto più avanti ma non ora, come se la fede nel Signore escludesse la fede nella Sua tempistica.

Perchè io?

Alcune domande del genere “perché io?” fatte in situazioni di stress, sarebbero meglio formulate con un “che cosa”, come ad esempio “Che cosa mi viene richiesto ora?” o, per parafrasare le parole di Moroni, “Se sono abbastanza umile, quale debolezza personale può diventare una forza? “(vedere Ether 12:27).

Il presidente Brigham Young ha parlato dei “perché” di Gesù, affermando che durante l’agonia nel Getsemani ed il Calvario, il Padre ritirò sia la Sua presenza che il Suo Spirito da Gesù (vedi Diari dei Discorsi 3:205-6).

In questo modo, il trionfo personale di Gesù era completo e la sua empatia perfetta. Essendo “sceso al di sotto di tutte le cose”, Egli comprende perfettamente e personalmente l’intera gamma di sofferenze umane! (DeA 88:6, DeA 122:8).

Un inno spirituale di qualche anno fa contiene una frase particolarmente commovente ed intuitiva: “Nessuno conosce i problemi che ho affrontato, nessuno tranne Gesù” (vedi anche Alma 7:11-12). In verità, Gesù era davvero a “contatto con il dolore” come nessun altro (Isaia 53:3).

Condividendo al meglio che possiamo le sofferenze e le malattie degli altri, possiamo sviluppare la nostra empatia, quella virtù eterna e vitale.

Possiamo anche sviluppare ulteriormente la nostra sottomissione alla volontà di Dio, affinché anche nei momenti più difficili possiamo anche dire:

“Tuttavia non la mia volontà, ma la tua venga compiuta” (Luca 22:42). Quando è sincera, questa espressione di obbedienza costituisce una vera supplica, seguita dalla sottomissione.

È molto più che un’educata deferenza. E’ piuttosto un profondo abbandono in cui l’incertezza momentanea lascia posto alla certezza dell’amore e della misericordia del Padre, attributi presenti nel Suo piano di salvezza.

Anche noi possiamo imparare la pietà più grande, dando più “gloria al padre” invece che attirare l’attenzione con il nostro comportamento oppure avere un’opinione arrogante sulla nostra realizzazione personale come ad esempio: “Il mio potere e la forza della mia propria mano, mi hanno dato questa ricchezza” (Deuteronomio 8:17).

Gesù, che ha compiuto le azioni di gran lunga migliori, è stato anche il più lieto nel dare tutta la gloria al Padre. Purtroppo anche quando voi ed io mettiamo qualcosa sull’altare, a volte lo facciamo aspettandoci qualcosa in cambio.

Nell’insieme delle cose che dovremmo imparare, dobbiamo anche cercare di “finire i nostri preparativi” per la terza ed eterna dimora che avremo più avanti, grazie alla gloriosa espiazione di Gesù (DeA 19:19).

Così facendo, anche noi possiamo diventare “completi” e “perfetti”, avendo finalmente raggiunto i nostri vari potenziali individuali (vedi Matteo 5:48).

Anche se in misura molto più piccola, possiamo soffrire anche noi per il dolore intensificato di “corpo e spirito” – angoscia fisica e mentale (DeA 19:18).

Qualunque siano le aggressioni fisiche della Crocifissione di Gesù e del sangue espiatorio, sicuramente le Sue sofferenze più grandi furono quelle dello spirito quando Egli prese su di sé i peccati dell’umanità per espiarli e le nostre malattie per capirle “secondo la carne” (vedere Alma 7:11-12).

L’intensificazione può essere parte degli insegnamenti che riceviamo qui. Altrimenti possiamo essere come studenti superficiali che si allontanano e seguono da lontano un corso.

Poi arriva il momento dell’esame ed improvvisamente ci troviamo di fronte al risultato del test:  superato o fallito!

Periodicamente, anche noi sperimenteremo l’ironia della sorte, la crosta dura del pane delle avversità. Gesù era a contatto costantemente con tale ironia mentre veniva colpito dalle difficoltà.

Per esempio, questa terra è il poggiapiedi di Gesù ma a Betlemme non c’era “nessuna stanza… nella locanda” e “nessun letto per farlo dormire”:

“Le volpi hanno tane e gli uccelli dell’aria hanno nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove poggiare la testa “(Luca 2:7, Inno 206, Luca 9:58, vedere anche Atti 7:49-50). Il più innocente di tutti, ha sofferto più di tutti, quando alcuni fecero di Lui “come volevano” (DeA 49:6).

Nonostante fosse Colui  il cui nome poteva portare salvezza, il Signore dell’Universo visse modestamente come una persona “di nessuna reputazione” (Filippo 2:7, vedere anche Atti 4:12,2, 2 Nefi 25:20, Abramo 3:27) .

Il creatore dell’Universo

Cristo “creò” l’universo, ma nella piccola Galilea fu conosciuto semplicemente come “figlio del falegname” (Matteo 13:55).

Voi ed io, quando incontriamo difficoltà minori delle Sue, siamo molto più fragili, spesso dimenticando che certe prove per loro stessa natura sono ingiuste, specialmente quando è presente l’ironia.

Quindi, fratelli e sorelle, insieme al grande e gratuito dono della risurrezione universale e personale, esiste anche la possibilità individuale di meritare la vita eterna.

Sebbene reso difficile dalle nostre sfide, se viviamo rettamente e perseveriamo, possiamo diventare sufficientemente simili a Gesù nei nostri tratti ed attributi, affinché un giorno potremo dimorare alla presenza del Padre per sempre e per l’eternità.

Se lo facciamo fin da ora, la nostra fiducia “sarà forte nella presenza di Dio” (DeA 121:45).

A conferma di tutto questo, il profeta Joseph dichiarò: “Se vuoi andare dove è Dio, devi essere come Dio o possedere i principi che Dio possiede” (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, a cura di Joseph Fielding Smith 1976, pag. 216) .

Ancora una volta, le nostre esperienze non si avvicinano certamente a quelle di Gesù, ma ad esse si applicano gli stessi principi e processi. I suoi attributi perfezionati esemplificano ciò che può essere ulteriormente sviluppato da ciascuno di noi.

Sicuramente non siamo a corto di esperienze adatte, vero? Sembra strano, ma a volte reagiamo meglio a sfide più grandi che a quelle piccole, ma costanti. Ad esempio, siamo impazienti verso un coniuge ma possiamo gestire bene una sfida pubblica.

Possiamo essere grati per grandi benedizioni ma lamentarci costantemente per problematiche di minore importanza. Possiamo essere umiliati, ma non umili.

Durante le grandi prove, se non gestiamo anche quelle più piccole, non impariamo nulla. Tali debolezze devono essere affrontate, se vogliamo davvero diventare più simili a Gesù.

Mentre ci impegniamo quotidianamente, potremmo essere abbattuti. Quindi evitare lo scoraggiamento è vitale. Quindi dove troviamo la forza necessaria? Ancora una volta, nella gloriosa Espiazione! In tal modo possiamo conoscere il sollievo che scaturisce dal perdono.

Inoltre, applicando l’Espiazione e il Suo sangue espiatorio, possiamo continuare ad accedere agli altri doni dello Spirito Santo, ognuno con la sua ricchezza. Lo Spirito Santo spesso tiene dei sermoni dal pulpito della memoria.

Ci conforta e ci rassicura. Non ci toglierà i nostri fardelli ma ci aiuterà a sopportarli, consentendoci, anche dopo aver commesso degli errori, di continuare con gioia il viaggio della nostra anima.

Il sangue espiatorio di Cristo

Dopo tutto, mentre l’avversario desidera chiaramente la nostra infelicità, il Padre ed il Figlio desiderano veramente e costantemente la nostra felicità eterna (vedere 2 Nefi 2:27).

Fratelli e sorelle, Cristo ha pagato un prezzo enorme e grandissimo per noi! E noi applicheremo la Sua Espiazione per pagare il prezzo di gran lunga inferiore per realizzare il nostro progresso personale? (vedere Mosia 4:2).

Essere coraggiosi nella nostra testimonianza di Gesù comprende l’essere coraggiosi nei nostri sforzi per vivere come Egli ha vissuto (vedere DeA 76:79).

Certamente non possiamo entrare nel Suo regno senza ricevere le ordinanze e rispettare le alleanze ad esse associate, né possiamo entrarvi senza aver significativamente sviluppato la carità e gli altri attributi cardinali (vedere Ether 12:34).

Sì, abbiamo bisogno delle ordinanze, ma abbiamo anche bisogno degli attributi essenziali.

Sì, abbiamo bisogno di rispettare le nostre alleanze, ma abbiamo anche bisogno di sviluppare il nostro carattere. Non cantiamo “dammi più santità”, supplicando di poter essere “Salvatore più simili a te”? (Inno 77).

Durante questo processo speciale, come possiamo assicurarci di ricevere pienamente le preziose benedizioni date da Dio?

Per quanto mi riguarda, desidero che le mie benedizioni, compresa la recente “sosta nel viaggio”, portino al mio necessario e maggiore perfezionamento spirituale, oltre che al mio riconoscimento.

Sì, voi ed io dovremmo contare le nostre benedizioni, ma dovremmo anche fare in modo di poterle continuare a contare!

Inoltre, dal momento che durante le avversità la nostra attenzione punta alle cose riguardanti l’eternità, dovremmo riuscire a fare in modo di tenerla in quella direzione anche durante il resto del nostro viaggio mortale.

Questa è la mia preghiera sincera per me e per voi nel santo nome di Gesù Cristo, amen.

Questo articolo è stato scritto da Neal A. Maxwell e pubblicato su lds.org. Questo articolo è stato tradotto da Cinzia Galasso.

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Anderson Destro

Anderson lavora come senior manager a Milano. Si è laureato in Scienze Sociali e ha un master in International Business. Gli piacciono le relazioni internazionali, la tecnologia, leggere, viaggiare ed essere impegnato in progetti socialmente utili. Parla fluentemente il portoghese, italiano e inglese e vuole imparare il tedesco. Ha servito come missionario volontario ed è un membro attivo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.
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