giorno del riposo

La tensione tra il giorno del riposo e il lavoro mi tiene in piedi spiritualmente, vigilante nel ricordare il santo giorno del Signore e nel ricordare di dedicare del tempo per il riposo mentale e la crescita spirituale, nonostante le circostanze.

Le complessità sono alcune delle realtà più ricorrenti della vita.

Una domenica mattina mi svegliai con fuori circa 30 cm di neve fresca a terra, proveniente dalla tempesta di neve della notte prima.  Agli occhi di un bambino di 9 anni, quale ero io al tempo, questo era meraviglioso, una cosa bellissima.

Agli occhi di mia mamma, una donna con tanta esperienza, tuttavia, questo voleva dire dover prendere me e mio fratello di 14 anni con lei, e spalare la strada fino al motel di famiglia nel giorno più sacro della settimana.

“Ma mamma, non dovremmo lavorare di domenica” disse mio fratello, che aveva una buona memoria delle scritture, considerando il fatto che stavamo “mettendo da parte” un chiaro comandamento biblico.

“Beh, questo lavoro deve essere fatto”, disse mamma, esprimendo con la sua faccia alcune preoccupazioni sul fatto che ci stava chiedendo aiutare proprio la domenica mattina . “Non voglio che i nostri ospiti camminino sulla neve e scivolino sul ghiaccio”.

Questo fatto, il mio unico ricordo di quel giorno, è diventato una lezione indimenticabile che, a distanza di più di 20 anni da allora, mi aiuta a confrontare simili dilemmi del “Lavoro nel giorno del riposo”.

Mia mamma ci stava insegnando (e questa è una lezione a cui do valore solo in maniera retrospettiva), come bilanciare i comandamenti che sembrano andare in competizione tra loro; in questo caso il “non fare alcun tipo di lavoro nel giorno del riposo” (Esodo 20:10) e il comandamento di lavorare ed onorare gli impegni presi in precedenza, e le promesse che facciamo al nostro prossimo (Genesi 3:19, Esodo 20:16).

Da quel momento mi sono chiesto: è possibile onorare Dio lavorando la domenica?

Fare pace con una realtà complessa

lavoro

La domanda di per sé suona eretica. Tuttavia, molte persone lavorano la domenica, non per il desiderio di dispiacere Dio, ma più come una riluttante sottomissione alla realtà pratica della vita.

Sappiamo che Gesù disse “Il Sabato è stato dato all’uomo come giorno di riposo” (Traduzione di Joseph Smith, Marco 2:26), ma in un mondo iper – connesso nel quale è normale essere sempre disponibili tramite gli smartphone, la visione del giorno del riposo come giorno di pace, è per molti un qualcosa di difficile da fare ogni domenica, anche per i membri della chiesa che lavorano, come me.

Mia mamma e mio papà instillarono, nella mia infanzia a casa, un’etica dell’adorazione del giorno del riposo. La domenica era un tempo per stare insieme ed adorare; tuttavia, da agosto a marzo, mio papà lavorava spesso di domenica per andare incontro ai suoi obblighi quale emittente sportivo.

Il mio personale bivio riguardo all’osservanza della domenica avvenne anni dopo, quando giunsero al termine i miei due anni di missione per la Chiesa.

Vidi un imminente collisione tra il comandamento del giorno del riposo ed i requisiti che richiedevano i luoghi che avevo scelto per gli studi universitari e la carriera, cioè l’ambito del giornalismo e relazioni pubbliche. In questo ambito, è inevitabile che si lavori di domenica, perché i giornali del lunedì sono creati la domenica, ed il mondo non ferma il suo vortice frenetico per amor dei devoti religiosi.

Può qualcuno slacciare perfettamente questo nodo? Tutto quello che so fino adesso è che io ho fatto la pace con questa complessa realtà 10 anni fa, all’università.

Continuai a seguire la vocazione che avevo scelto, e continuai a dedicare del tempo, dal momento che come giornalista e specialista in relazioni pubbliche, incluso adesso il lavorare per la chiesa, ho dovuto lavorare molte domeniche.

Questo lavoro per la chiesa, anche se nobile, è pur sempre lavoro, e la domenica stanca la mente e il corpo allo stesso modo, come dal lunedì al sabato.

Tuttavia so che non sono solo nel mio lavoro la domenica: a molti ufficiali di polizia, vigili del fuoco, medici, infermieri, piloti e giornalisti e molti altri, è richiesto occasionalmente di fare turni la domenica (non parlando degli sforzi che fanno tutti i giorni i genitori per accudire i loro figli).

Non ci sono soluzioni semplici, ed in questo scenario possiamo imparare molto dai nostri amici ebrei, molti dei quali rispettano benissimo il giorno del riposo.

Il precedente senatore degli stati uniti Joe Lieberman, un ebreo ortodosso, la cui devozione per il giorno del riposo era profonda ed ammirabile durante i suoi 30 anni di servizio governativo, era fedele alla legge del giorno del riposo e, quando necessario, si occupava delle sue responsabilità governative.

“Alla fine”, disse ai suoi amici ebrei, “noi tutti dobbiamo personalmente interpretare la Torah, facendo ciò che sembra giusto; quando le circostanze lo richiedono, [Dio] vuole che smettiamo di riposarci e che facciamo ciò che deve essere fatto, come proteggere la vita e la salute, difendere la nostra sicurezza, ed aiutare gli altri coi loro bisogni urgenti”.

Il senatore Lieberman dice inoltre che dovremmo stare attenti a non “mettere la forma davanti alla sostanza, per elevare la legge sopra i valori su cui è basata, e di “non dimenticare che la domenica è, prima di tutto, un giorno per affermare e sostenere la vita che Dio ci ha donato”.

Nutrire il giorno del riposo bramato dal cuore

Fine dei Tempi

Tenendo a mente il saggio consiglio del senatore Lieberman, vorrei formulare un pensiero considerabile sul potere di ricordare la domenica.

Il presidente Russel M. Nelson dice che la nostra condotta e attitudine sul giorno del riposo è il nostro segno a Dio di come Lo onoriamo nel Suo santo giorno.

Ho visto il lavoro richiesto la domenica più come un’opportunità che come una collisione di comandamenti. Il commento di Presidente Nelson riguardo alla nostra attitudine sul giorno del riposo, insieme al comandamento in Esodo 20 di “Ricordare il giorno del riposo”, mi insegna che il solo atto di ricordare la sacralità di questo giorno, può essere un significante cambiamento di attitudine per aiutarmi a rendere il giorno sacro, anche se devo lavorare.

Formo la mia attitudine sulla domenica in molti modi. Per esempio, vedo i miei sporadici e piccoli sacrifici del riposo domenicale come una possibilità di ponderare e gustare il grande e profondo sacrificio di Gesù per il nostro riposo eterno.

Capisco che mentre sto lavorando per la salvezza temporale della mia famiglia, Gesù ha lavorato e sta lavorando tutt’ora per la salvezza eterna della mia famiglia; e per ancorarmi fermamente in uno stato di mente spirituale, riempio il mio tempo libero con lo studio delle scritture e con la saggezza e la bellezza trascendente di altri buoni libri.

Questa non è una soluzione perfetta ad un problema così complesso, ma la tensione tra il giorno del riposo ed il lavoro, che mi tiene in piedi spiritualmente, vigilante nel ricordare il santo giorno del Signore e nel ricordare di dedicare del tempo per il riposo mentale e la crescita spirituale, nonostante le circostanze.

La rampante cultura materialistica della nostra società e la cultura del lavoro, anche se il lavoro che facciamo è buono e nobile, può farci sentire come viaggiatori stanchi alla ricerca di una terra promessa di solitudine e riposo. Ma, senza stupirci, Gesù, 2000 anni fa, disse: “nel mondo avrete tribolazioni” (Giovanni 16:33).

Anche se potremmo non essere in grado di vivere sempre la domenica nel modo perfetto, possiamo ricordare le parole dell’autrice ebrea Viva Hammer, che dice che “il giorno del riposo è diventato la parte centrale” per gli ebrei, un “popolo che fu scacciato di qua e di là, senza trovare una dimora fissa”.

Come fu per lei ed altri ebrei praticanti, può essere lo stesso per noi nelle nostre pesanti vite lavorative;  possiamo fare in modo che la domenica “si protragga durante la settimana, e qualche volta siamo così esausti che bramiamo il giorno del riposo; non un giorno libero o una semplice vacanza, ma proprio il giorno del riposo”. 

Questo articolo è stato scritto da Samuel B. Hislop, pubblicato su lds.org ed è stato tradotto da Mattia Di  Liberto.

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